Comunicazioni urgenti

Assegno nucleo familiare

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Proroga modelli 770

L‘invio del Modello 770/2014 pare verrà prorogato al 19 settembre prossimo. Rimaniamo in attesa del comunicato dell'Agenzia delle Entrate e del decreto.

Scadenze per la P.A.

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Monetizzazione ferie non godute

La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Sicilia, con la deliberazione 77/2014/PAR, ha espresso il proprio parere in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 5, comma 8, del Decreto Legge n.95/2012, che ha introdotto il divieto di monetizzazione delle ferie non godute.

La norma citata è entrata in vigore il 7 luglio 2012 e non ci sono disposizioni relative ad un eventuale regime transitorio. Pertanto, in assenza di un regime transitorio, sono salvaguardate le situazioni di diritto consolidate prima dell’entrata in vigore della norma, al fine di non attribuire effetti retroattivi alla norma.

Sono pertanto esclusi dal campo di applicazione della norma i rapporti di lavoro già cessati alla data di entrata in vigore del decreto, nonché le fattispecie in cui le giornate di ferie siano state maturate prima dell’entrata in vigore dello stesso decreto e ne risulti incompatibile la fruizione a causa della sopravvenuta cessazione del rapporto di lavoro.

In concreto, non ogni sopravvenuta cessazione del rapporto di lavoro consente la monetizzazione: sono esclusi dalla norma solo i rapporti di lavoro la cui cessazione è caratterizzata dall’imprevidibilità o dalla non volontarietà del dipendente.

In altri termini, il divieto si riferisce a fattispecie in relazione alle quali la prevedibilità della cessazione del rapporto di lavoro o la volontà del lavoro di determinare la cessazione del rapporto stesso (es. dimissioni) consentano all’amministrazione una valutazione circa l’adozione delle misure necessarie per assicurare la fruibilità delle ferie, compatibilmente con le esigenze personali del lavoratore e dell’organizzazione amministrativa.

Ne consegue che il divieto di monetizzazione di cui al D.L. n.95/2012 si applica anche alle fattispecie in cui le ferie siano state maturate (anche prima dell’entrata in vigore della riferita disposizione) e il rapporto di lavoro non sia cessato, consentendo la sua prosecuzione e, dunque, la possibilità di fruire delle ferie stesse.

Ovviamente, vige il divieto di monetizzazione per le ferie maturate prima dell’entrata in vigore della norma con rapporto di lavoro non cessato.

Per visionare la delibera, clicca qui.

 

 

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Monetizzazione ferie non godute

La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Sicilia, con la deliberazione 77/2014/PAR, ha espresso il proprio parere in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 5, comma 8, del Decreto Legge n.95/2012, che ha introdotto il divieto di monetizzazione delle ferie non godute.

La norma citata è entrata in vigore il 7 luglio 2012 e non ci sono disposizioni relative ad un eventuale regime transitorio. Pertanto, in assenza di un regime transitorio, sono salvaguardate le situazioni di diritto consolidate prima dell’entrata in vigore della norma, al fine di non attribuire effetti retroattivi alla norma.

Sono pertanto esclusi dal campo di applicazione della norma i rapporti di lavoro già cessati alla data di entrata in vigore del decreto, nonché le fattispecie in cui le giornate di ferie siano state maturate prima dell’entrata in vigore dello stesso decreto e ne risulti incompatibile la fruizione a causa della sopravvenuta cessazione del rapporto di lavoro.

In concreto, non ogni sopravvenuta cessazione del rapporto di lavoro consente la monetizzazione: sono esclusi dalla norma solo i rapporti di lavoro la cui cessazione è caratterizzata dall’imprevidibilità o dalla non volontarietà del dipendente.

In altri termini, il divieto si riferisce a fattispecie in relazione alle quali la prevedibilità della cessazione del rapporto di lavoro o la volontà del lavoro di determinare la cessazione del rapporto stesso (es. dimissioni) consentano all’amministrazione una valutazione circa l’adozione delle misure necessarie per assicurare la fruibilità delle ferie, compatibilmente con le esigenze personali del lavoratore e dell’organizzazione amministrativa.

Ne consegue che il divieto di monetizzazione di cui al D.L. n.95/2012 si applica anche alle fattispecie in cui le ferie siano state maturate (anche prima dell’entrata in vigore della riferita disposizione) e il rapporto di lavoro non sia cessato, consentendo la sua prosecuzione e, dunque, la possibilità di fruire delle ferie stesse.

Ovviamente, vige il divieto di monetizzazione per le ferie maturate prima dell’entrata in vigore della norma con rapporto di lavoro non cessato.

Per visionare la delibera, clicca qui.

 

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Modelli 770 prorogati a settembre

Il sottosegretario al Ministero dell’Economia, ha reso noto sul web, accogliendo le richieste dei sostituti d'imposta e degli intermediari abilitati, che sarà differito al mese di settembre il termine previsto al 31 luglio per la presentazione del modello 770/2014.

L‘invio del Modello 770/2014 pare verrà prorogato al 19 settembre prossimo.

Rimaniamo in attesa del comunicato dell'Agenzia delle Entrate e del decreto che darà attuazione alla proroga.

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Le addizionali comunali vanno approvate prima del termine per il bilancio di previsione

Con la sentenza n.3817 del 17 luglio 2014, la V sezione del Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la deliberazione dell'addizionale comunale Irpef adottata dopo il termine per l'approvazione del bilancio di previsione.

Già il Tar Calabria, sede di Catanzaro, n.471 del 21 marzo 2014, aveva annullato la deliberazione del consiglio comunale che aveva approvato le misure dell'addizionale comunale all'Irpef oltre il 30 novembre 2013, ovvero il termine ultimo per l'approvazione del bilancio di previsione anno 2013 (vedi approfondimento Alma).

Il comune è ricorso in appello sostenendo la carenza di interesse del Mef all'impugnazione della delibera del consiglio comunale, la mancata impugnazione della delibera del bilancio di previsione del 2013 e la natura ordinatoria del termine del 30 novembre 2013.

I giudici hanno chiarito che non ha alcun rilievo la mancata impugnazione della deliberazione del bilancio di previsione che peraltro non è mai stata trasmessa al Mef, poichè l'unica delibera pubblicata sul sito è quella impugnata dallo stesso Mef per motivi di legittimità.

Inoltre, l'art.1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006 n. 296 stabilisce che "Gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. Dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purche' entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1° gennaio dell'anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno.".

Infine, non ha trovato accoglimento neanche la considerazione in base alla quale il comune avendo pubblicato la delibera il 17 dicembre 2013, avrebbe rispettato il termine del 20 dicembre stabilito dall'art.14, comma 8, del D.Lgs. n. 23 del 2011 il quale prevede che a decorrere dall'anno 2011, le delibere di variazione dell'addizionale comunale all'Irpef hanno effetto dal 1°gennaio dell'anno di pubblicazione sul sito informatico www.ministerofinanze.gov.it «a condizione che detta pubblicazione avvenga entro il 20 dicembre dell'anno a cui la delibera afferisce». Ciò perché la norma citata si riferisce solamente alle modalità di pubblicazione della delibera consiliare che modifichi le aliquote dell'addizionale Irpef, fermo restando che la delibera, ai fini della validità, deve essere approvata entro il termine del 30 novembre.

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Sostituzione dipendente in comando con tempo determinato

La Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Sardegna, con deliberazione n.39/2014/PAR, entra nel merito alla disciplina vincolistica in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale di una assunzione a tempo determinato finalizzata alla sostituzione del dipendente in comando nell’ipotesi in cui detta assunzione rispetti i limiti di cui all’art. 9, comma 28, del DL 78/201/, il tetto di spesa di cui all’art. 1, comma 557, della legge 296/2006, e il limite di cui all’art. 76, comma 7, del DL 112/2008.

I giudici ricordano che la normativa definisce il comando come l'impiegato di ruolo che può prestare servizio presso altra amministrazione e che "il comando è disposto, per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute esigenze di servizio o quando sia richiesta una speciale competenza”.

Per quanto concerne, in particolare, la pertinenza degli oneri per il trattamento economico del personale, l’art.57, comma 3, del D.P.R. n.3 del 10 gennaio 1957, dispone che “Alla spesa del personale comandato presso enti pubblici provvede direttamente ed a proprio carico l'ente presso cui detto personale va a prestare servizio. L'ente è, altresì, tenuto a versare all'amministrazione statale cui il personale stesso appartiene l'importo dei contributi e delle ritenute sul trattamento economico previsti dalla legge”.

Inoltre, la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti nelle “linee guida ed i criteri cui devono attenersi, ai sensi dell'art. 1, comma 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (finanziaria 2006) gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali nella predisposizione delle relazioni sul bilancio di previsione e sul rendiconto dell'esercizio 2010 e nei i questionari allegati (in particolare nei questionari per le province e nei questionari per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti) ha indicato espressamente, come componenti considerate ai fini della determinazione della spesa, ai sensi dell’art. 1 comma 557, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le “somme rimborsate ad altre amministrazioni per il personale in posizione di comando”, e ha annoverato, invece, fra le componenti escluse, le “spese sostenute per il personale comandato presso altre amministrazioni per le quali è previsto il rimborso dalle amministrazioni utilizzatrici”.

Per quanto concerne in particolare l’ipotesi specifica di assunzione a tempo determinato finalizzata alla sostituzione del dipendente in comando presso altra pubblica Amministrazione, i giudici ricordano che le assunzioni a tempo determinato sono legittime solo qualora sussista il duplice requisito della temporaneità e dell'eccezionalità dell'esigenza, pena la nullità del contratto ed il determinarsi di responsabilità erariale. Pertanto, l'ente richiedente dovrà rispettare, oltre all'imprescindibile sussistenza dei precitati requisiti, i vincoli imposti sia dall'art. 1, comma 557, legge 296/2006 che dall'art. 9, comma 28, d.l. 78/2010, convertito in legge 122/2010.

In conclusione la Corte riporta quanto segue:

"La Sezione sottolinea, inoltre, che compete all'Ente locale la puntuale e rigorosa verifica del rispetto in concreto dei limiti e vincoli statuiti dal legislatore. Evidenzia che, conseguentemente, restano ferme la piena e esclusiva discrezionalità dell'Ente nel procedere o meno all'assunzione in oggetto e le eventuali conseguenti responsabilità in capo ai dirigenti in caso di violazione di detti limiti e vincoli. Pertanto, nel quadro normativo sopra delineato, ricorrendo i presupposti di cui al vigente art. 36 del D.Lgs. 165/2001, ove non sussistano le situazioni ostative all'assunzione di personale recate dall'art. 76, commi 4 e 7 del decreto legge 112/2008 convertito con legge 133/2008 (attualmente, abrogato dall'art. 3 del d.l. 90/2010), e purché siano rispettati il dettato normativo di cui all'art. 1, comma 557, della legge 296/2006 e i principi fissati dall'art. 9, comma 28 del decreto legge 78/2010, convertito in legge 122/2010, la Sezione ritiene che un Comune sottoposto al patto di stabilità possa ricorrere ad assunzioni a tempo determinato per far fronte ad un temporaneo comando di un proprio dipendente".

Per visionare il parere della corte, clicca qui.

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